Il tema dei fuochi di quest’anno
era: Parigi accoglie il mondo. E, dopo esattamente sei mesi che vivo qui, posso
confermarlo e sottoscriverlo. I Parigini (o Parisien come si chiamano qui)
questa volta hanno dato un grande esempio e una grande lezione sul senso di
appartenenza al proprio paese e alle proprie radici storiche. Mai in Italia mi
era capitato di assistere a un evento (non religioso) che venisse sentito con
simile trasporto dalla popolazione. Perché questa è la loro festa, quella di
una nazione che si riappropria della sua identità storico-politica ed è
orgogliosa di dimostrarlo. E quando sulla Tour appare il tricolore francese
subito dopo la scritta con i fuochi d’artificio PARIS, le voci della gente
diventano un grande unico coro che accompagna le note della Marsigliese. Ma la
cosa più emozionante è stata essere lì e soprattutto sentirmi parte di loro. È
vero, quello francese è un popolo per natura diffidente che guarda con sospetto
a tutto ciò che è nuovo e si insinua nella loro tradizione. Ma dopo sei mesi ho
imparato a conoscerli e come in tutti noi, ho scoperto anche in questo popolo
dei pregi da apprezzare e applaudire. Prima tra tutti la loro capacità di fare
un passo indietro e sapersi dare completamente quando capiscono che non sei più
una minaccia. So che queste parole possono sembrare strane e non veritiere, ma
la prima cosa che ho notato in questi mesi è quanto sia differente essere a
Parigi di passaggio e viverci
quotidianamente. All’inizio le interminabili trafile burocratiche (primo tra tutti il conto in banca
rigorosamente francese!) sembrano delle inutili procedure pensate solo per farti perdere tempo. Perché aprire un conto francese, iscriversi alla Sicuritè Sociale, pagare le tasse francesi ecc ecc, se tanto tra un paio d’anni non sarò più qui? È la domanda che nasce spontanea appena inizi. Lo fanno per tutelarsi, giustamente. Ma più passa il tempo e più capisci che lo fanno anche per una ragione molto più nobile: per renderti giustizia e farti sentire pienamente parte di loro. Nel momento in cui arrivi a Parigi e lavori onestamente, il sistema francese si sente obbligato a garantirti gli stessi diritti dei cittadini francesi, almeno quelli che ti permettono di vivere dignitosamente senza doverti preoccupare di come arrivare a fine mese e fronteggiare le spese dei servizi quotidiani inclusa l’assistenza medica. Alla faccia della diffidenza, mi viene spontaneo commentare!
quotidianamente. All’inizio le interminabili trafile burocratiche (primo tra tutti il conto in banca
rigorosamente francese!) sembrano delle inutili procedure pensate solo per farti perdere tempo. Perché aprire un conto francese, iscriversi alla Sicuritè Sociale, pagare le tasse francesi ecc ecc, se tanto tra un paio d’anni non sarò più qui? È la domanda che nasce spontanea appena inizi. Lo fanno per tutelarsi, giustamente. Ma più passa il tempo e più capisci che lo fanno anche per una ragione molto più nobile: per renderti giustizia e farti sentire pienamente parte di loro. Nel momento in cui arrivi a Parigi e lavori onestamente, il sistema francese si sente obbligato a garantirti gli stessi diritti dei cittadini francesi, almeno quelli che ti permettono di vivere dignitosamente senza doverti preoccupare di come arrivare a fine mese e fronteggiare le spese dei servizi quotidiani inclusa l’assistenza medica. Alla faccia della diffidenza, mi viene spontaneo commentare!
I francesi difendono soltanto la
loro identità storica, perché essendo un popolo multietnico che facilmente ingloba tradizioni e culture diverse, la vedono, realisticamente, minacciata e si sentono in dovere di proteggerla. Ma se gli dimostri di volerti integrare e avvicinarti alla loro cultura senza prenderne le distanze, come poi è giusto che sia quando si sceglie di essere “ospiti” in terra straniera, tirano fuori un grande cuore. Perché il diritto alla dignità prescinde qualsiasi differenza di etnia, religione e persino lingua. E in momento storico così particolare, dopo neanche un anno dall’attacco che li ha colpiti nel loro orgoglio più grande di francesi, la loro risposta è stata esemplare. Non solo continuare a condividere con tutti il loro giorno di festa, ma decidere di dedicarlo al mondo intero.
E quando l’altra sera la Tour per
qualche minuto si è vestita d’Italia ho provato la grande emozione di poter
essere italiana in terra francese senza sentirmi straniera e,
da inguaribile romantica, ho voluto pensare che fosse il suo modo di darmi il
benvenuto nella Ville Lumiere!

Bellissimi fuochi e bellissima la Tour Eiffel vestita del nostro tricolore. Tutto vero quello che hai scritto : grande antica sentita civiltà. Auguri a te, cittadina del mondo a pieno titolo! !!
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